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Nessun altro fungo è così famoso e, al tempo stesso, così avvolto da informazioni errate come l’amanita muscaria. Ancora oggi circolano numerosi miti su questo fungo, sebbene siano stati smentiti da tempo dal punto di vista botanico o storico: si va dalle leggende più radicate alle moderne interpretazioni errate. In questo articolo sfateremo i dieci miti più diffusi e vedremo cosa si nasconde realmente dietro l’Amanita muscaria.
Alcuni di questi miti, decisamente molto interessanti, sul fungo velenoso risalgono a secoli fa e hanno origine nelle credenze popolari e nelle superstizioni. Altri sono invece interpretazioni errate moderne, diffuse soprattutto dai media e dalla cultura popolare. Ciò che li accomuna tutti è che rivelano più sulla nostra immaginazione e sul nostro rapporto con la natura che sul fungo stesso. È giunto il momento di fare il punto della situazione in modo oggettivo.
1. Mito: il fungo velenoso è sempre letale
Uno dei miti più radicati sull’amanita muscaria è l’idea che un solo morso porti inevitabilmente alla morte. In realtà, sebbene l’Amanita muscaria rientri tra i funghi velenosi, tra i micologi non è considerata una delle specie più pericolose. I responsabili dei tipici sintomi di intossicazione – quali nausea, vertigini o confusione – sono soprattutto le sostanze acido ibotenico e muscimolo.
I casi di avvelenamento mortale da amanita muscaria sono documentati in modo estremamente raro nella letteratura specialistica. A titolo di confronto: l’amanita faloide (Amanita phalloides), una specie strettamente imparentata con l’amanita muscaria, è responsabile della maggior parte dei casi di intossicazione fungina mortale in Europa – l’amanita muscaria non ha praticamente alcun peso in questa statistica. È interessante notare che i sintomi di un avvelenamento da fungo velenoso differiscono notevolmente da quelli causati dall’amanita phalloides: mentre i primi si manifestano solitamente nel giro di poche ore e si attenuano altrettanto rapidamente, l’effetto letale dell’Amanita phalloides si manifesta spesso solo con un certo ritardo, quando il fegato ha già subito danni considerevoli. Ciò non significa che l’amanita muscaria sia innocua, ma l’equivalenza generalizzata con un «veleno mortale» rientra chiaramente nella categoria dei miti. Troverai numerose ulteriori informazioni sugli ingredienti dell’amanita muscaria nel nostro bestseller “Guida completa all’amanita muscaria ” – l’opera di riferimento esaustiva dedicata all’Amanita muscaria.
2. Mito: il fungo velenoso si chiama così perché uccide le mosche
Il nome sembra inequivocabile, eppure la sua origine è meno chiara di quanto si possa pensare. Una teoria diffusa sostiene che in passato pezzi di fungo velenoso messi a macerare nel latte venissero effettivamente utilizzati come trappole per mosche, poiché alcune sostanze in essi contenute sono in grado di stordire gli insetti. Questa pratica è effettivamente documentata storicamente in diverse regioni europee e si ritrova in antichi libri di erboristeria e nelle tradizioni contadine. Questa spiegazione è considerata plausibile, ma non è l’unica.
Altri linguisti ipotizzano invece un legame con la credenza popolare medievale secondo cui le streghe potessero trasformarsi in mosche e trasmettere malattie: il fungo avrebbe dovuto proteggere da ciò. Anche i nomi affini presenti in altre lingue europee, come il francese «amanite tue-mouches» o l’italiano «ovolo malefico», dimostrano quanto l’interpretazione popolare variasse da una regione all’altra. Quale teoria sia effettivamente corretta non è stato ancora chiarito in modo definitivo. L’unica certezza è questa: l’idea che il nome debba essere preso alla lettera è riduttiva e rientra quindi anch’essa tra i miti sull’amanita muscaria che sfuggono a una spiegazione semplice.

3. Mito: i berserker si inducevano uno stato di frenesia in battaglia con l’amanita muscaria
Questa leggenda è uno dei miti più noti sul fungo velenoso e continua a circolare ostinatamente nei testi di divulgazione scientifica da oltre 150 anni. La teoria risale originariamente al naturalista svedese Samuel Ödmann, che la formulò nel 1784 senza alcuna fonte contemporanea a sostegno. Lo stesso Ödmann si basò su resoconti relativi a rituali sciamanici siberiani, che trasferì alla cultura, del tutto diversa, dei berserker nordici, senza che vi fosse alcuna prova storica diretta a sostegno di tale ipotesi.
La ricerca storica è oggi decisamente più cauta su questo punto: non esistono fonti in norreno antico che menzionino l’amanita muscaria in relazione ai famigerati berserker. Le descrizioni tipiche della furia berserker possono essere spiegate altrettanto bene con altre ipotesi, quali l’autosuggestione, la preparazione rituale o semplicemente l’esagerazione letteraria. Alcuni ricercatori sottolineano inoltre che le saghe islandesi in cui compaiono i berserker furono messe per iscritto solo secoli dopo gli eventi descritti. La teoria dei berserker è quindi un buon esempio di come una singola speculazione non comprovata possa consolidarsi nel corso dei secoli fino a diventare un apparente «fatto».
4. Mito: ogni fungo a pois rossi e bianchi è un fungo velenoso
Sebbene l’amanita muscaria sia inconfondibile dal punto di vista visivo, non è corretto ritenere che ogni fungo rosso con puntini bianchi sia automaticamente un’Amanita muscaria. Esistono diverse specie di Amanita con una colorazione simile, come l’Amanita caesarea o alcune varietà regionali dello stesso fungo velenoso, che presentano una tonalità più tendente all’arancione o al giallo piuttosto che al rosso – come ad esempio la varietà giallastra dell’Amanita muscaria var. formosa, diffusa in Nord America.
Inoltre, a causa delle forti piogge, le macchie bianche sul cappello possono in parte essere completamente lavate via, cosicché un fungo velenoso può apparire semplicemente rosso e privo di macchie – proprio gli esemplari più vecchi, in questo modo, sembrano spesso sorprendentemente insignificanti. Chi desidera identificare con sicurezza i funghi in natura non dovrebbe quindi affidarsi mai solo al colore, ma prendere in considerazione anche altre caratteristiche, come la forma del gambo, il colore delle lamelle e il caratteristico anello alla base del gambo.

5. Mito: Babbo Natale è stato inventato perché gli sciamani mangiavano funghi allucinogeni
Negli ultimi anni questa teoria ha guadagnato popolarità soprattutto su Internet: gli abiti rossi e bianchi, il volo sulle renne, l’ingresso dal camino – tutto ciò si farebbe risalire ai rituali sciamanici siberiani che prevedono l’uso dell’amanita muscaria. In effetti, esistono collegamenti storici documentati tra l’amanita muscaria e le tradizioni sciamaniche in Siberia, questo è indiscutibile, e alcuni parallelismi, come la distribuzione di doni attraverso l’apertura della yurta, a prima vista sembrano davvero sorprendenti.
Il legame diretto con la figura moderna di Babbo Natale è tuttavia molto più controverso tra gli storici della cultura di quanto non suggeriscano le numerose infografiche colorate presenti in rete.
Il Babbo Natale di oggi trae ispirazione da una moltitudine di influenze: da San Nicola al Babbo Natale della Coca-Cola degli anni ’30, fino alle leggende invernali dell’Europa settentrionale come il Julbock. La teoria dell’amanita muscaria è un elemento affascinante tra i tanti, ma non è affatto l’unica spiegazione né quella indiscussa – il che fa sì che anche questo punto rientri tra i miti sull’amanita muscaria raccontati in modo un po’ troppo semplicistico.
6. Mito: il fungo velenoso cresce solo in Siberia
A causa dei numerosi resoconti sullo sciamanesimo siberiano, si ha facilmente l’impressione che l’amanita muscaria sia una pianta rara ed esotica proveniente dalle vaste distese dell’Asia settentrionale. In realtà, l’Amanita muscaria è uno dei funghi più diffusi in assoluto nell’emisfero settentrionale.
Cresce in gran parte dell’Europa, dell’Asia e del Nord America, per lo più in simbiosi con betulle, abeti rossi o pini. Anche nelle foreste tedesche, austriache e svizzere è una presenza molto comune a fine estate e in autunno. A causa dell’introduzione accidentale o mirata tramite piantine di alberi, nel frattempo si è insediato persino in alcune zone dell’emisfero meridionale, ad esempio in Australia e in Nuova Zelanda, dove originariamente non era affatto presente. L’idea di un fungo esotico e lontano è quindi uno dei miti sull’amanita muscaria, che può essere facilmente sfatato con una semplice passeggiata nel bosco.
7. Mito: è strettamente imparentato con i funghi contenenti psilocibina
Nei resoconti dei media, l’amanita muscaria e i funghi contenenti psilocibina, come il fungo a cono appuntito, vengono spesso messi nello stesso calderone, poiché entrambi sono comunemente definiti “funghi psicoattivi”. Dal punto di vista botanico e chimico, tuttavia, si tratta di organismi completamente diversi.
I funghi contenenti psilocibina appartengono al genere Psilocybe, mentre l’amanita muscaria appartiene al genere Amanita: due generi che, dal punto di vista tassonomico, non sono più strettamente imparentati tra loro di quanti lo siano molti altri funghi commestibili. Anche le sostanze in essi contenute differiscono sostanzialmente l’una dall’altra dal punto di vista chimico: mentre la psilocibina appartiene al gruppo delle triptamine, l’acido ibotenico e il muscimolo appartengono a una classe di sostanze completamente diversa. Persino l’effetto a livello cellulare agisce su recettori diversi nell’organismo. Questa equiparazione è quindi un classico esempio di come la semplificazione dei media possa portare a miti sull’amanita muscaria che, dal punto di vista botanico, sono semplicemente insostenibili.
8° mito: il fungo velenoso cresce solo in autunno
L’amanita velenosa è indissolubilmente legata ai paesaggi autunnali dei boschi: di un rosso brillante tra foglie colorate e muschio. Questa è anche la stagione principale in cui si trova più frequentemente. A seconda della regione, delle condizioni meteorologiche e dell’altitudine, però, può comparire anche prima nel corso dell’anno, sporadicamente già a fine estate, in particolare dopo mesi estivi caldi e umidi che creano condizioni di crescita favorevoli per molti funghi simbiotici.
Nelle zone climatiche più miti o dopo estati particolarmente umide, i corpi fruttiferi sono stati osservati anche ben al di fuori della classica stagione principale, in alcuni casi fino all’inizio dell’inverno, purché il terreno non fosse ancora completamente ghiacciato. La rigida limitazione al «solo autunno» è quindi più una regola empirica approssimativa che una legge biologica della natura – un aspetto minore, ma piuttosto diffuso, tra i miti sul fungo velenoso.
A proposito: mentre da noi l’autunno è considerato l’alta stagione, nell’emisfero sud il ciclo stagionale funziona esattamente al contrario. In Australia, ad esempio – dove l’amanita velenosa è stata introdotta involontariamente con i pini importati – la sua stagione di punta va da fine febbraio a maggio, con un picco in marzo e aprile. Quello che da noi è primavera, lì è in realtà autunno.
9. Mito: gli animali evitano istintivamente il fungo velenoso
Un’altra credenza diffusa è che gli animali selvatici evitino istintivamente l’amanita muscaria perché ne “riconoscono” la tossicità. Le osservazioni in natura dipingono tuttavia un quadro diverso: diversi animali selvatici, tra cui cervi rossi, renne e alcune specie di roditori, sono stati ripetutamente osservati mentre mangiavano funghi velenosi, in alcuni casi addirittura cercandoli in modo mirato. In alcune regioni della Scandinavia, la vista di renne che si nutrono nei boschi autunnali è addirittura uno dei fenomeni naturali documentati regolarmente.
Il motivo esatto di questo fenomeno è oggetto di dibattito nella ricerca: tra le ipotesi avanzate figurano una maggiore tolleranza di alcune specie animali nei confronti dei principi attivi del fungo o semplicemente la maggiore disponibilità del fungo nei boschi autunnali, quando altre fonti di cibo scarseggiano. In ogni caso, è evidente che anche un presunto «istinto animale» contro l’amanita muscaria rientra nella serie dei miti su questo fungo, che a un esame più attento non trovano conferma.
Sorprendente – ma calzante, visto che stavamo proprio parlando della stagione dei funghi velenosi in Australia: anche nell’emisfero australe si vede che gli animali selvatici non evitano affatto i funghi velenosi. Diverse specie autoctone di marsupiali, tra cui canguri, wallaby e bettong, figurano tra i mammiferi australiani di cui è comprovato che si nutrono di funghi; per alcune di queste specie, i funghi costituiscono addirittura una parte considerevole della dieta. In linea con quanto detto, si segnalano occasionalmente casi di canguri che si nutrono di funghi velenosi.

10. Mito: è un’invenzione della cultura popolare
Grazie ai videogiochi, ai fumetti e ai film, il fungo rosso e bianco è oggi parte integrante della cultura popolare: basti pensare ai famosi funghi del mondo dei videogiochi o alle numerose illustrazioni fantasy in cui fate e folletti sono raffigurati seduti su funghi velenosi. Alcuni ne deducono che l’amanita muscaria, in quanto simbolo culturale, sia soprattutto un prodotto del XX secolo.
È vero proprio il contrario: il fungo velenoso compare già nell’arte secolare, nelle fiabe popolari e nelle rappresentazioni religiose delle culture più disparate, molto prima che esistesse la cultura popolare nel senso moderno del termine – dalle illustrazioni medievali ai racconti popolari di tutta Europa. L’attuale presenza nei media si ricollega a un simbolismo molto più antico e profondamente radicato, anziché inventarlo. Anche questo fa parte dei miti sull’amanita muscaria, che tendono a sminuire il suo vero significato storico-culturale piuttosto che valorizzarlo.
Conclusione: i miti sul fungo velenoso, tra superstizione e realtà botanica e storica
Come dimostra questa panoramica, sul fungo velenoso circolano un numero incredibile di miti diversi: da evidenti errori botanici a leggende secolari che resistono ostinatamente ancora oggi. Alcuni di questi miti sono nati da una vera e propria ignoranza, altri dall’esagerazione letteraria, altri ancora dal potere semplificatorio dei media moderni.
Ciò che rimane è un fungo che, ben prima che circolassero i primi miti sull’amanita muscaria, era già saldamente radicato nella storia culturale – come fenomeno botanico, come simbolo e come parte integrante dell’arte e della tradizione narrativa in tutto il mondo. Chi desidera saperne di più sul suo significato storico e culturale troverà ulteriori approfondimenti nei nostri articoli dedicati alla mitologia e al simbolismo dell’amanita muscaria.



