Fungo medicinale Chaga: ritratto di questo misterioso fungo della betulla

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Chi va alla ricerca di funghi nel bosco, di solito cerca cappelli, gambi e lamelle. Il fungo medicinale Chaga, però, non segue queste regole: è saldamente attaccato al tronco, dall’esterno sembra un pezzo di corteccia di betulla carbonizzata ed è facile non notarlo. Solo osservandolo più da vicino si capisce che dietro quella superficie nera e screpolata si nasconde un fungo con una lunga storia, un aspetto particolare e molte domande ancora senza risposta.

Negli ultimi anni, il fungo medicinale Chaga è diventato oggetto di attenzione da parte della storia naturale, della ricerca micologica e della botanica popolare. La sua notorietà non è dovuta al suo aspetto gradevole – anzi, a dire il vero, è proprio il contrario. Il Chaga sembra quasi che un piccolo falò si sia accampato sul tronco di un albero. Ma è proprio questo aspetto insolito a renderlo inconfondibile e, in un certo senso, anche un po’ affascinante.

Questo articolo fornisce una descrizione oggettiva del chaga: dove cresce, cosa lo distingue dagli altri funghi degli alberi, perché è oggetto di studio da parte della ricerca e perché la provenienza e la classificazione giuridica rivestono un ruolo importante.

Che cos’è il chaga?

Chaga è il nome comune del fungo Inonotus obliquus. In tedesco si trovano anche le denominazioni “Schiefer Schillerporling ” o, in gergo, “fungo di betulla”. Per quanto riguarda il «fungo di betulla», è tuttavia opportuno fare una breve precisazione per evitare confusione: in questo articolo si fa sempre riferimento al Chaga, da non confondere con il boletus di betulla ( Leccinum), che molti raccoglitori conoscono come classico fungo commestibile . Mentre il boletus della betulla è un tipico fungo a tubi con cappello e gambo, che si vede crescere dal terreno, il chaga cresce direttamente sul tronco della betulla, dove forma la sua tipica escrescenza scura e irregolare.

A rigor di termini, ciò che si vede all’esterno dell’albero non è il tipico corpo fruttifero che molti conoscono nei funghi champignon, nei porcini o nei funghi ostrica. La struttura nera visibile è denominata sclerotio . È compatta, dura e solcata da profonde fessure. All’interno si nota solitamente uno strato di colore che va dal marrone ruggine all’arancione. Il vero e proprio corpo fruttifero del poliporo obliquo si forma più tardi e in modo meno evidente, spesso solo quando l’albero ospite è già morto.

Questa particolarità spiega perché il chaga non sia necessariamente riconoscibile come fungo fin da subito, nemmeno per chi ha molta esperienza nei boschi. Chi si imbatte per la prima volta in un esemplare, tende a pensare più a una lesione della corteccia dell’albero o a un’escrescenza scura che a un fungo – un errore comprensibile, che si perdona volentieri a questa pianta insolita.

Un fungo medicinale Chaga dalla forma caratteristica sul tronco di una betulla nel bosco.

Il termine “fungo medicinale” non è un termine tecnico botanico né una categoria medica. Viene utilizzato nel commercio, nelle guide pratiche e nel linguaggio comune per indicare diverse specie di funghi che suscitano interesse al di là della classica micologia alimentare. Per una classificazione oggettiva è quindi sempre importante il nome scientifico: Inonotus obliquus.

Dove cresce il fungo medicinale Chaga?

Il chaga è diffuso soprattutto nelle regioni più fredde dell’emisfero settentrionale. La sua presenza è stata documentata, tra l’altro, in alcune zone dell’Europa settentrionale e orientale, dell’Asia e del Nord America. Questo fungo è particolarmente legato alle betulle, motivo per cui si è affermato il soprannome tedesco di "fungo della betulla".

Il chaga è considerato di altissima qualità quando cresce in foreste incontaminate e naturali, lontane dall’industria e dal traffico – come quelle che si trovano , ad esempio , in alcune zone della Norvegia, nei Paesi Baltici o sui monti Changbai, nella Cina nord-orientale. Queste regioni fredde e ricche di betulle vengono spesso associate al chaga selvatico. Tuttavia, la qualità effettiva di un esemplare non dipende solo dalla regione, ma anche dalla raccolta, dalla lavorazione e dalla conservazione.

Il rapporto tra il chaga e il suo albero ospite è complesso. Il fungo cresce all’interno del legno e può accompagnare la betulla per molto tempo. Per l’albero non si tratta di una semplice decorazione innocua. Il chaga appartiene alla categoria dei funghi xilofagi e modifica gradualmente la struttura del legno. Un dettaglio interessante dimostra quanto il fungo e l’albero siano strettamente interconnessi: alcuni dei composti descritti nel chaga – come ad esempio l’acido betulinico – provengono originariamente dalla betulla stessa e si ritrovano nel fungo attraverso l’albero ospite, come descrive una revisione sistematica condotta da un gruppo di ricerca internazionale dell’Università di Malta nel 2024 e pubblicata sulla rivista specializzata Heliyon.

Un tipico bosco di betulle con il sottobosco ricoperto di muschio ed erba in una giornata estiva: l'habitat dell'Inonotus obliquus, meglio noto come fungo medicinale Chaga

Proprio per questo motivo non si dovrebbe considerare il chaga come una risorsa forestale qualsiasi. Un esemplare trovato su una betulla non è semplicemente “materiale” da raccogliere. Fa parte di un contesto ecologico vivente. Gli alberi secolari, il legno morto e i funghi xilofagi svolgono molte funzioni nella foresta.

Chiunque sia interessato al fungo medicinale Chaga dovrebbe quindi tenere conto anche della prospettiva della tutela della natura.

Un altro punto: non tutte le strutture nere e tuberose presenti su un albero sono chaga. Lesioni alla corteccia, altri funghi arborei o escrescenze possono avere un aspetto simile. Le foto su Internet non sono sufficienti per una determinazione certa. In caso di dubbio, è meglio ricorrere all’aiuto di un esperto piuttosto che agire con troppa sicurezza. Il bosco non scappa mica.

Perché il chaga sembra corteccia carbonizzata?

La superficie esterna, quasi nera, è la caratteristica più evidente del chaga. È dura, screpolata e spesso ricorda il carbone. Sotto questo strato scuro si trova un tessuto nettamente più chiaro, solitamente di colore arancione o ruggine.

Questa combinazione è importante per l’identificazione visiva, ma non sostituisce una corretta determinazione della specie. Le dimensioni, la forma e la superficie possono variare notevolmente. Alcuni esemplari crescono come piccoli tuberi, altri formano ampie superfici irregolari sul tronco.

Il suo aspetto insolito ha reso il Chaga un soggetto molto apprezzato nella fotografia naturalistica e nella micologia. Ciò la dice lunga anche sul carattere di questo fungo: il Chaga non è un classico “fungo di bosco da ammirare”, bensì una specie strettamente legata al proprio albero e alla sua storia di vita.

Il chaga nella storia e nella cultura

Il chaga vanta una storia straordinariamente lunga, che risale agli albori della medicina naturale cinese: in uno dei più antichi testi di erboristeria giunti fino a noi, lo Shen-nung pen ts’ao ching (circa 200–250 d.C.), viene menzionato il Chaga: lo studioso quasi leggendario Shen Nong, venerato in Cina come il «padre della medicina», avrebbe addirittura definito questo fungo il «re delle erbe». Anche se tali attribuzioni antiche non possono essere dimostrate storicamente nei minimi dettagli, esse dimostrano da quanto tempo e con quanta stima il chaga fosse conosciuto nell’area asiatica .

Il fungo è altrettanto profondamente radicato nel Nord: soprattutto in Siberia, Finlandia, Russia e nei Paesi Baltici, il chaga fa parte da secoli della cultura naturale regionale. Si ritiene che il primo utilizzo pratico tramandato sia quello del popolo siberiano degli Khanty, che conosceva il fungo già intorno al XII secolo. Tradizionalmente, il chaga veniva preparato sotto forma di infuso: una bevanda riscaldante ricavata da ciò che la foresta offriva. Grazie a viaggiatori, erboristi e alla tradizione orale, la conoscenza di questa vistosa escrescenza nera sulle betulle si è diffusa di regione in regione.

Tali tradizioni sono un bell’esempio di quanto le generazioni passate osservassero attentamente l’ambiente circostante e di quanto la vita fosse strettamente legata al bosco. Questo sapere tramandato è prezioso e affascinante: ci racconta molto sulle persone e sul loro rapporto con la natura. Allo stesso tempo, è bene considerare la tradizione e la scienza moderna come due livelli distinti: l’una valorizza la storia e l’esperienza, l’altra verifica le caratteristiche concrete secondo i criteri odierni.

Questi due aspetti insieme fanno del chaga un fungo la cui storia è affascinante almeno quanto il suo aspetto.

Illustrazione botanica storica nello stile degli antichi trattati di erboristeria dell’Asia orientale – il fungo medicinale Chaga su una betulla, con l’esterno nero e l’interno color ruggine, insieme a un ramo di betulla e inchiostro di montagna

Su cosa verte la ricerca sul chaga?

La ricerca sull’Inonotus obliquus è molto variegata. Si occupa, tra l’altro, della composizione chimica, dei diversi gruppi di sostanze presenti nel fungo, delle differenze tra i luoghi di raccolta, della coltivazione, della lavorazione e dei metodi analitici.

In Gli studi di sintesi citano spesso polisaccaridi, triterpeni, steroli, composti fenolici e altri costituenti. Ciò significa innanzitutto che questi gruppi di sostanze sono stati rilevati nel materiale o studiati scientificamente. Da ciò non deriva automaticamente una determinata proprietà per l’uomo o un prodotto specifico.

È proprio qui che vale la pena adottare un approccio obiettivo. La ricerca può essere stimolante anche senza fornire già una risposta definitiva. Molte pubblicazioni sul chaga si basano su studi di laboratorio, modelli cellulari, modelli animali o sull’analisi di principi attivi isolati. Tali lavori aiutano a precisare le domande e a pianificare ulteriori ricerche. Tuttavia, non è possibile applicarli semplicemente alle persone.

Nel caso del chaga, va aggiunto che i materiali esaminati possono essere molto diversi tra loro: materiale raccolto in natura, forme coltivate, determinati componenti del fungo o estratti lavorati. Quanto questo sia rilevante è dimostrato da uno studio comparativo condotto da un gruppo di ricerca finlandese dell’Università di Turku, pubblicato nel 2021 sulla rivista specializzata Journal of Fungi: Lo studio ha messo a confronto polisaccaridi provenienti da micelio coltivato, da sclerotio selvatico e persino dal legno di betulla infestato. Il risultato: a seconda della provenienza, i composti zuccherini presentavano notevoli differenze strutturali tra loro.

Chi legge gli studi dovrebbe quindi chiedersi sempre: cosa è stato esaminato esattamente? Non tutte le pubblicazioni si riferiscono allo stesso materiale di partenza, alla stessa forma di lavorazione o alla stessa problematica.

Fungo medicinale Chaga: perché la provenienza e la trasparenza sono importanti

Nel caso dei funghi, la provenienza non è un dettaglio secondario. Il luogo di crescita, l’albero ospite, le condizioni di crescita, il momento della raccolta, la lavorazione e la conservazione possono influire sulle caratteristiche di un materiale naturale. Ciò vale in particolare per il chaga, poiché questa specie è strettamente legata al luogo in cui cresce e ha una crescita lenta.

La trasparenza inizia quindi con alcune semplici domande: di quale specie di fungo si tratta esattamente? È indicato il nome scientifico? Sono disponibili informazioni verificabili sulla provenienza? È chiaro quale parte del fungo viene descritta? La lavorazione e la forma del prodotto sono spiegate in modo oggettivo? E vengono fornite indicazioni realistiche anziché promesse esagerate?

Un approccio serio al chaga non ha bisogno di grandi slogan. Le informazioni valide sono spesso meno spettacolari, ma in compenso sono utili. Se un fornitore ricorre soprattutto a superlativi, immagini miracolose o promesse generiche, è lecito alzare un sopracciglio.

Il chaga e la sostenibilità

Il chaga cresce lentamente. Per questo motivo, la questione della provenienza responsabile è più importante rispetto a quella di molte specie di funghi che si possono coltivare rapidamente. Un prelievo sconsiderato può mettere ulteriormente a dura prova l’albero interessato e compromettere le popolazioni locali.

In questo contesto, la sostenibilità non significa solo stampare il termine su una confezione. Riguarda l’intera catena di approvvigionamento: come avviene la raccolta? I luoghi di raccolta sono protetti? Esistono standard tracciabili? Viene fatta una chiara distinzione tra materiale selvatico e coltivato? E quali informazioni sono effettivamente a disposizione dei consumatori?

Chi parla di chaga non dovrebbe quindi limitarsi a parlare del fungo in sé, ma anche del bosco in cui cresce. Per noi sono due cose che vanno semplicemente di pari passo.

Domande frequenti sul fungo medicinale Chaga

Infografica con 5 domande frequenti sul fungo medicinale Chaga

Il chaga è la stessa cosa del fungo della betulla?
Il chaga viene spesso chiamato “fungo della betulla”, poiché l’Inonotus obliquus cresce prevalentemente sulle betulle. Con questo termine si intende però il fungo chaga obliquo – non il boletus della betulla, che è commestibile. Il nome scientifico garantisce un’identificazione univoca.

Perché il chaga è nero all’esterno?
La superficie nera e screpolata è una caratteristica distintiva dello sclerotio visibile. All’interno, il tessuto è solitamente di colore molto più chiaro e arruffato.

Dove si trova il chaga?
Il chaga è diffuso soprattutto nelle regioni più fredde dell’emisfero settentrionale, tra cui alcune zone dell’Europa, dell’Asia e del Nord America.

Ogni fungo nero a forma di bulbo che cresce su una betulla è un chaga?
No. Strutture simili possono avere cause diverse. Per una determinazione certa occorrono esperienza e, se necessario, il parere di un esperto.

Perché il chaga viene definito un fungo medicinale?
"Fungo medicinale" è un termine generico comunemente usato, ma non costituisce una categoria botanica o medica. Ai fini dell’identificazione esatta della specie, fa fede il nome scientifico Inonotus obliquus.

Conclusioni sul fungo nordico della betulla

Il chaga è un fungo che non si lascia classificare facilmente. È insolito, strettamente legato alle betulle e interessante dal punto di vista storico-culturale. La sua superficie nera sembra quasi un prodotto casuale del bosco, ma dietro di essa si nasconde una specie fungina complessa che vanta un lungo legame con il proprio albero ospite.

Chi si interessa al fungo medicinale Chaga si trova di fronte a un argomento a cavallo tra botanica, ecologia forestale, storia, ricerca e inquadramento giuridico. Proprio perché sul fungo medicinale Chaga circolano molte affermazioni semplicistiche, vale la pena approfondire la questione. E, in tutta onestà: non tutti i misteri devono essere risolti immediatamente. A volte basta semplicemente porre le domande giuste.


Nota: questo articolo ha esclusivamente scopo informativo e di intrattenimento. Non costituisce una consulenza medica né una raccomandazione relativa al consumo, al dosaggio o all’uso. Gli studi citati si riferiscono a singole ricerche condotte con materiali, metodi e gruppi di soggetti specifici. Non è possibile estenderne i risultati alla popolazione in generale o a prodotti specifici.

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