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Il fungo cordyceps, il cui nome latino è Cordyceps militaris, è uno dei funghi medicinali più noti della medicina tradizionale cinese (MTC) ed è oggi oggetto di studi approfonditi anche nella micologia moderna e nella ricerca farmacologica.
Da secoli le persone assumono determinate piante e funghi non a caso, ma sulla base dell’esperienza. I funghi medicinali come il Cordyceps fanno parte di quelle sostanze naturali il cui utilizzo si è tramandato di generazione in generazione – non perché fossero considerati rimedi miracolosi, ma perché, in base a osservazioni condotte nel corso di lunghi periodi, hanno assunto un ruolo consolidato nella medicina quotidiana.
Nella medicina tradizionale cinese (MTC), il Cordyceps era considerato un prodotto naturale raro e prezioso, associato soprattutto alla vitalità, alla forza respiratoria e alla forza interiore. Questo uso storico non costituisce una prova in senso scientifico moderno, ma non è nemmeno una coincidenza: si basa su ripetute osservazioni nel corso delle generazioni.
Con il crescente interesse per gli approcci olistici, il Cordyceps torna oggi al centro dell’attenzione scientifica. In particolare, il Cordyceps militaris, che può essere coltivato e standardizzato, costituisce la base della ricerca attuale. Questo articolo adotta consapevolmente un approccio puramente informativo e oggettivo: descrive il contesto storico, la composizione chimica e lo stato attuale della ricerca, senza fornire promesse di efficacia, raccomandazioni d’uso o indicazioni sul dosaggio. Per domande specifiche sull’utilizzo, è sempre opportuno rivolgersi a un professionista qualificato.
Il Cordyceps nella medicina tradizionale cinese (MTC)
L’uso del Cordyceps nella medicina tradizionale cinese risale a diversi secoli fa. Già nei testi classici della MTC viene descritto come un prodotto naturale straordinario, che non era facilmente reperibile e che, secondo la tradizione, era per lo più riservato a persone benestanti o di alto rango. Il Cordyceps non era considerato un tonico a breve termine, bensì una sostanza per il mantenimento a lungo termine della vitalità e della resistenza.
Nella MTC, il Cordyceps è tradizionalmente associato ai sistemi funzionali dei polmoni e dei reni. Questi due sistemi organici rivestono un ruolo centrale nella medicina cinese per quanto riguarda il concetto di energia vitale fondamentale (Qi). Il polmone non rappresenta solo la respirazione in senso meccanico, ma anche la capacità di assorbire energia e distribuirla nell’organismo. Il rene è considerato il deposito della cosiddetta «essenza» (Jing), associata alla crescita, alla rigenerazione e ai processi di invecchiamento.

I campi di applicazione classici nella letteratura della MTC comprendevano condizioni quali stanchezza cronica, diminuzione della resistenza o debolezza generale a seguito di lunghi periodi di malattia – sempre come elemento di accompagnamento a lungo termine, non come rimedio per le fasi acute. A differenza della medicina occidentale moderna, la MTC non si concentra su principi attivi isolati o su parametri target chiaramente definiti, bensì considera l’individuo come un sistema dinamico, in cui l’equilibrio e la capacità di adattamento sono al centro dell’attenzione.
Cordyceps sinensis vs. Cordyceps militaris
Quando oggi si parla di Cordyceps, è necessario operare una distinzione precisa. L’uso storico nella medicina tradizionale cinese (MTC) si riferisce quasi esclusivamente al Cordyceps sinensis (oggi correttamente denominato Ophiocordyceps sinensis). Questo fungo selvatico è nato in condizioni estreme nelle alture dell’altopiano tibetano ed è sempre stato raro, prezioso e di difficile accesso – caratteristiche che lo rendono al contempo inadatto a un utilizzo su larga scala e riproducibile.

Con l’aumento della domanda e l’adozione di misure di tutela delle popolazioni selvatiche, è emerso chiaramente che il Cordyceps sinensis non è né disponibile in modo sostenibile né standardizzabile in modo affidabile. Le contraffazioni sono diffuse e la composizione degli esemplari naturali varia notevolmente, il che rappresenta un problema significativo per la ricerca e il controllo di qualità.
È qui che entra in gioco il Cordyceps militaris: questo fungo, strettamente imparentato con il sinensis, può essere coltivato in modo controllato e standardizzato nella sua composizione. Ciò lo rende la base di quasi tutta la moderna ricerca sul Cordyceps. Gran parte degli studi attuali sui principi attivi e sui meccanismi d’azione si riferisce quindi esplicitamente al Cordyceps militaris o agli estratti da esso ricavati – anche perché le forme coltivate presentano concentrazioni di cordicepina, il principio attivo, nettamente più elevate e stabili rispetto al sinensis.
Questo sviluppo non sminuisce l’esperienza tradizionale con il Cordyceps sinensis, che continua a costituire il punto di partenza storico. Il Cordyceps militaris può tuttavia essere inteso come un equivalente contemporaneo, che consente di esaminare i concetti tradizionali in condizioni moderne e riproducibili.
Ingredienti del Cordyceps militaris e loro importanza
Per poter inquadrare la ricerca moderna sul Cordyceps militaris, vale la pena dare uno sguardo ai suoi principali componenti. Non si tratta di considerare le singole sostanze in modo isolato come “principi attivi”, bensì di comprendere perché questo fungo sia interessante dal punto di vista scientifico e quali processi biologici siano al centro delle ricerche. Al centro dell’interesse della ricerca vi sono soprattutto composti simili ai nucleosidi, determinati polisaccaridi e altri principi attivi secondari che, nel loro insieme, definiscono il profilo del Cordyceps militaris. A differenza delle sostanze sintetiche, in questo caso non è una singola sostanza ad agire da sola, bensì l’interazione di più componenti.
Cordicepina e adenosina
Il principio attivo più noto è la cordicepina (3′-desossiadenosina). Dal punto di vista chimico, la cordicepina è simile all’adenosina, una molecola prodotta dall’organismo che è coinvolta in numerosi processi biologici, tra cui il metabolismo energetico e la trasmissione dei segnali tra le cellule. Questa somiglianza strutturale spiega perché la cordicepina sia oggetto di particolare attenzione nella ricerca: gli studi si concentrano sul modo in cui la cordicepina interviene nei processi cellulari. L’esistenza di tali meccanismi a livello cellulare non implica tuttavia automaticamente un effetto diretto nell’organismo umano, ma fornisce una base biochimica su cui si fonda la ricerca futura.
HEA (N6-(2-idrossietil)-adenosina)
Oltre alla cordicepina, anche l’HEA rientra tra i composti simili ai nucleosidi che stanno suscitando particolare interesse nell’attuale ricerca. Dal punto di vista chimico, si tratta di un altro derivato dell’adenosina, presente in quantità significative soprattutto nel Cordyceps militaris e indicato in diverse revisioni scientifiche, insieme alla cordicepina, al mannitolo e ai polisaccaridi, come una delle quattro sostanze chiave di questa specie. La ricerca sull’HEA presenta un quadro simile a quello della cordicepina per quanto riguarda l’applicazione clinica: studi di biologia cellulare e sperimentazioni sugli animali forniscono indicazioni su diverse interazioni biochimiche, ma non è ancora stata dimostrata una trasferibilità certa all’uomo.

I polisaccaridi e il loro ruolo nella ricerca
Un altro componente fondamentale è costituito dai polisaccaridi, composti carboidrati complessi presenti in molti funghi medicinali e oggetto da anni di ricerche relative ai processi immunologici.
I polisaccaridi fungini non sono al centro di una “stimolazione” aspecifica del sistema immunitario: gli studi ne esaminano piuttosto le proprietà modulanti, ovvero un possibile effetto regolatore sui processi già in atto.
Questa differenza è rilevante dal punto di vista scientifico: si tratta di adattamento ed equilibrio all’interno di sistemi biologici complessi, non di massima attivazione.
D-mannitolo
Un altro componente ricorrente è l’alcol zuccherino D-mannitolo, che nella letteratura più datata compare talvolta ancora con la denominazione di «acido cordicepsico» – una denominazione che, col senno di poi, si è rivelata chimicamente imprecisa, poiché si tratta dello stesso composto presente anche in numerose altre piante e funghi. Nella ricerca attuale, il D-mannitolo viene studiato soprattutto in relazione a questioni relative agli antiossidanti e al fegato. Come per gli altri ingredienti, anche in questo caso vale quanto segue: gli effetti descritti provengono prevalentemente da modelli preclinici e non consentono di trarre conclusioni dirette su un’eventuale efficacia nell’uomo.
ergosterolo
In quanto composto sterolico, l’ergosterolo non è un principio attivo specifico del Cordyceps, ma è presente in quasi tutti i funghi di grandi dimensioni; è considerato un precursore fungino della vitamina D2. Per quanto riguarda il Cordyceps militaris, l’ergosterolo viene regolarmente citato in letteratura nel contesto delle proprietà antiossidanti e neuroprotettive, anche se, in questo caso, gli studi preclinici costituiscono la maggior parte dei dati disponibili finora.
Carotenoidi
Il caratteristico colore rosso-arancio dei corpi fruttiferi del Cordyceps militaris è dovuto ai carotenoidi in essi contenuti – un gruppo di pigmenti di origine vegetale o fungina, spesso oggetto di studio nella ricerca per le loro proprietà antiossidanti. Analogamente all’ergosterolo, non si tratta di un gruppo di sostanze esclusivo del Cordyceps militaris, ma piuttosto di un componente che fa parte del quadro chimico complessivo del fungo.
Proteine, aminoacidi e peptidi bioattivi
Il Cordyceps militaris presenta un contenuto proteico relativamente elevato, che comprende tutti gli aminoacidi essenziali. All’interno di questa frazione proteica sono stati identificati anche singoli peptidi bioattivi, come la proteina denominata cordymin, alla quale, in modelli cellulari, vengono attribuite, tra l’altro, proprietà antifungine e immunomodulanti. Anche in questo caso vale quanto segue: i meccanismi descritti sono documentati a livello di biologia cellulare, ma ciò non dimostra automaticamente un effetto diretto sulla salute nell’uomo.
Altri composti: ergotioneina, GABA, statine e composti fenolici
Inoltre, nei corpi fruttiferi e nel micelio del Cordyceps militaris sono state individuate altre sostanze, la cui ricerca è ancora agli inizi rispetto a quella sulla cordicepina e sui polisaccaridi. Tra queste figurano l’aminoacido acido gamma-aminobutirrico (GABA), l’ergotioneina, che svolge un’azione antiossidante, e i composti fenolici. È inoltre degna di nota la presenza di piccole quantità di lovastatina, una sostanza appartenente alla classe delle statine, autorizzata in medicina come farmaco ipocolesterolemizzante soggetto a prescrizione medica – un’indicazione di quanto alcuni principi attivi fungini possano essere strettamente correlati a farmaci consolidati, senza che da ciò si possa dedurre un effetto comparabile del fungo nel suo complesso. Sono stati rilevati anche oligoelementi come il selenio, in parte in forma legata a composti organici. Questi composti vengono trattati in modo piuttosto marginale nella letteratura attuale e sono quindi meno studiati rispetto alle sostanze principali.
Aree di ricerca attuali
La ricerca moderna sul Cordyceps militaris si concentra principalmente su tre ambiti: il metabolismo energetico, la resistenza fisica, compreso l’assorbimento di ossigeno, e la modulazione immunitaria. A tal proposito, la distinzione tra ricerca preclinica (modelli cellulari e animali) e studi sull’uomo è importante dal punto di vista metodologico, poiché entrambi consentono di trarre conclusioni diverse.
Metabolismo energetico e processi mitocondriali
Un punto di partenza nella ricerca preclinica è la possibile influenza degli estratti di Cordyceps militaris sul metabolismo energetico cellulare e sull’adattamento metabolico. In un modello murino, un estratto di etilacetato di Cordyceps militaris ha mostrato effetti sui biomarcatori del metabolismo dell’ATP, tra cui gli enzimi coinvolti nella produzione di energia mitocondriale. Inoltre, studi meccanicistici si concentrano sulla cordicepina e sulla sua somiglianza strutturale con l’adenosina, al fine di esaminarne il possibile coinvolgimento nelle vie di segnalazione cellulari. Questi dati forniscono una plausibilità biologica, ma non sostituiscono le prove cliniche di efficacia nell’uomo.

Resistenza fisica e consumo di ossigeno
Su questo argomento sono disponibili anche studi controllati sull’uomo. In uno studio randomizzato e controllato con placebo condotto su 28 adulti fisicamente attivi, dopo tre settimane di integrazione con una miscela di funghi contenente Cordyceps militaris, il consumo massimo di ossigeno (VO₂max) è migliorato in modo significativo rispetto al placebo, così come il tempo necessario per raggiungere l’esaurimento. Una revisione sistematica pubblicata nel 2026, che ha valutato cinque studi sull’uomo con un totale di 321 partecipanti di età compresa tra i 16 e i 35 anni, conferma tendenze fondamentalmente positive per quanto riguarda il VO₂max, il tempo di esaurimento e la potenza erogata – ma sottolinea al contempo la grande eterogeneità: la durata dell’integrazione variava da una a 16 settimane, la dose giornaliera da 1 a 12 grammi, talvolta sotto forma di materiale fungino isolato, talvolta come parte di preparati combinati. Da questi dati non è possibile trarre una conclusione univoca e generalizzabile sull’efficacia.
Immunomodulazione
Nella letteratura scientifica si parla volutamente di immunomodulazione, non di una generica “stimolazione”. L’obiettivo della ricerca è capire se e in che modo il Cordyceps possa esercitare un’azione regolatrice sui processi immunitari esistenti. Uno studio randomizzato controllato condotto su adulti sani ha esaminato una bevanda a base di Cordyceps militaris e ha documentato variazioni di singoli parametri immunologici nel sangue dei partecipanti. Risultati come questi devono essere considerati nel contesto della popolazione oggetto dello studio, della dimensione del campione e della metodologia di misurazione e non dimostrano ancora un effetto clinico accertato.
In sintesi, gli studi attualmente disponibili sul Cordyceps militaris forniscono indicazioni su interessanti correlazioni biologiche nei settori del metabolismo energetico, della resistenza allo stress e della regolazione immunitaria. I risultati dipendono tuttavia in larga misura da fattori metodologici e al momento non consentono di formulare affermazioni generali e generalizzabili sugli effetti sull’uomo.
Conclusione: Cordyceps militaris tra esperienza e ricerca
Il Cordyceps militaris rappresenta in modo esemplare il campo di tensione in cui si muovono oggi molti funghi medicinali: da un lato un utilizzo secolare nella medicina tradizionale cinese (MTC), dall’altro una ricerca moderna sempre più articolata che cerca di inquadrare scientificamente queste esperienze.
L’uso tradizionale non si basa su effetti a breve termine e isolati, bensì sull’osservazione di correlazioni a lungo termine – in particolare per quanto riguarda la vitalità e la resistenza. La ricerca moderna riprende questi temi e li studia in condizioni controllate, mettendo in luce meccanismi cellulari plausibili, il cui significato clinico nell’uomo non è però ancora stato chiarito in modo definitivo.
Né l’uso tradizionale né lo stato attuale della ricerca giustificano la presentazione del Cordyceps militaris come rimedio miracoloso. Altrettanto ingiusto è chi sminuisce in modo generalizzato gli studi disponibili. Chi desidera approfondire seriamente il tema dei funghi medicinali troverà nel Cordyceps militaris un punto di partenza ben documentato dal punto di vista scientifico, inserito in una visione più ampia che abbraccia sia la medicina tradizionale basata sull’esperienza sia la moderna metodologia scientifica.
Esami complementari
Oltre agli studi descritti in dettaglio nel testo, la letteratura attuale fornisce ulteriori risultati a sostegno di questa tesi:
- Una revisione della letteratura sugli ingredienti del Cordyceps militaris riassume il modo in cui la cordicepina, l’adenosina, i polisaccaridi, il D-mannitolo, i carotenoidi e l’ergosterolo contribuiscono a diverse attività biologiche nei modelli preclinici.
- Una revisione più ampia sul potenziale immunostimolante di diverse specie di Cordyceps analizza la produzione di citochine e gli effetti sulla fagocitosi negli studi preclinici, ma sottolinea anche che i composti isolati, come la cordicepina, dovrebbero essere valutati separatamente.
- Uno studio sui componenti chimici del Cordyceps militaris in relazione alla sua attività biologica fornisce informazioni metodologiche di base sull’analisi delle principali sostanze indicative.
Queste fonti sono state verificate dal punto di vista dei contenuti ai fini del presente articolo, ma hanno una portata più ampia o sono meno direttamente collegate alle singole affermazioni riportate nel testo rispetto agli studi citati nel corpo del testo.
Nota: questo articolo ha esclusivamente scopo informativo generale e non costituisce una consulenza medica, né una raccomandazione sull’uso o sul consumo. Gli studi citati si riferiscono prevalentemente a ricerche precliniche o a studi sull’uomo con un numero limitato di partecipanti; non consentono di trarre conclusioni generali su un effetto nei singoli casi. In caso di domande relative alla salute o prima dell’uso di funghi medicinali, è sempre necessario consultare un medico o un altro professionista qualificato.



