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La tradizione popolare russa ha conservato, con l’amanita muscaria, un capitolo che in Occidente è caduto quasi completamente nell’oblio. In molte culture, la tradizione familiare è più di una semplice raccolta di rimedi casalinghi: è un archivio silenzioso di osservazioni e conoscenze empiriche tramandate di generazione in generazione. Nelle regioni remote della Russia, questo fungo è stato per generazioni parte integrante di tale tradizione, sebbene in Occidente sia conosciuto quasi esclusivamente come simbolo di pericolo o motivo fiabesco: l’amanita muscaria (Amanita muscaria).
La domanda che guida questo articolo non è di natura medica, bensì storico-culturale: il fungo velenoso è mai davvero scomparso dalla tradizione popolare russa, oppure semplicemente non ha mai ricevuto l’attenzione necessaria per uno studio sistematico?
Cosa rivelano i resoconti etnografici sulla tradizione popolare russa
Chi parla con persone cresciute nei villaggi o nelle piccole città russe nota modelli narrativi sorprendentemente simili. Non ovunque, non in ogni famiglia – ma abbastanza spesso da poter parlare di una tradizione orale a sé stante. Il fungo velenoso, tuttavia, veniva raramente descritto in dettaglio. Faceva semplicemente parte delle provviste di una famiglia, proprio come altri funghi secchi ed erbe aromatiche.
Ciò che colpisce in questi racconti non è tanto ciò che è stato fatto concretamente, quanto il modo disinvolto con cui se ne parla:
«Da noi era sempre lì nell’armadio» oppure«Mia nonna faceva così».
A chi non ne fa parte può sembrare qualcosa di mistico, ma per chi ne faceva parte era semplicemente la routine quotidiana: un sapere tramandato attraverso l’osservazione e la ripetizione, non tramite istruzioni o spiegazioni.

Da alcuni anni, rapporti etnografici sul campo provenienti da diverse regioni dell’Europa orientale e dell’area post-sovietica, tra cui la regione di Zaonezhie, nel nord della Russia, documentano questa tradizione orale in modo più sistematico. I rapporti descrivono come l’amanita muscaria fosse presente in diverse forme di preparazione tradizionali. Abbiamo scelto consapevolmente di non riportare qui tali dettagli: l’Amanita muscaria è un fungo velenoso con un contenuto di principio attivo molto variabile, e una descrizione più dettagliata andrebbe oltre una semplice classificazione storico-culturale.
Cosa dimostrano gli studi sul campo più recenti
Nel 2024 è stato pubblicato uno studio etnomicologico sul campo condotto da Prakofjewa e colleghi, che ha intervistato persone provenienti da diverse regioni dell’ex Unione Sovietica sul loro effettivo utilizzo dei funghi – non sulla base della letteratura, ma sulla base dell’esperienza vissuta. Uno dei risultati dello studio: tra le specie citate con proprietà medicinali in ambito domestico, l’amanita muscaria compariva con una frequenza relativamente elevata.
Ciò che colpisce non è tanto il risultato in sé quanto l’approccio metodologico: i ricercatori non hanno chiesto informazioni su rituali o pratiche particolari, bensì su conoscenze quotidiane del tutto comuni. Ciò che hanno scoperto era quindi poco spettacolare – e proprio per questo rivelatore riguardo al modo in cui la medicina popolare si mantiene effettivamente nella vita quotidiana, al di là delle leggende.
Uno studio sul campo di questo tipo non costituisce una prova di efficacia. Si limita a documentare che una determinata pratica esiste o è esistita nella tradizione popolare russa – un’affermazione importante, ma che va chiaramente precisata.
È interessante notare che, secondo lo studio, queste conoscenze non vengono sempre tramandate di generazione in generazione come ci si aspetterebbe: una parte considerevole circolava piuttosto in senso orizzontale – cioè attraverso lo scambio con vicini o coetanei, spesso tramite libri, giornali locali o, in seguito, anche Internet – anziché essere trasmessa esclusivamente lungo la linea familiare. L’idea romantica di un’unica catena di trasmissione tramandata dalla nonna risulta quindi spesso riduttiva.
Il fungo velenoso in una prospettiva interculturale
Nell’area culturale dell’Europa occidentale, l’amanita muscaria è soprattutto un simbolo di avvertimento visivo: rossa, punteggiata, velenosa, da non toccare. In alcune zone della Siberia, dell’Asia settentrionale e dello spazio post-sovietico, invece, era ed è parte di un altro racconto culturale – non romanticizzato, ma inserito in una tradizione pragmatica della vita quotidiana che includeva funghi, piante e altre sostanze naturali allo stesso modo.
Questo contrasto spiega probabilmente perché l’amanita muscaria sia stata a lungo considerata in Occidente solo una curiosità, mentre in alcune zone dell’Europa orientale non è mai scomparsa del tutto dalla memoria culturale. Gli studi di sintesi sull’uso etnomicologico dell’Amanita muscaria in Siberia e nell’Asia settentrionale descrivono questa continuità come un fenomeno storico-culturale a sé stante, slegato dal più noto impiego sciamanico, che in Occidente ha avuto una diffusione decisamente maggiore.

Perché questa conoscenza è così difficile da cogliere
Una caratteristica ricorrente della tradizione popolare russa legata al fungo velenoso è che non è mai stata sistematicamente tramandata per iscritto. Si tramandava attraverso i gesti, le osservazioni casuali, l’osservazione diretta – non nei libri di testo.
È proprio questo che oggi rende così difficile ricostruirla: ciò che non è mai stato documentato può essere ricostruito a posteriori solo attraverso interviste e testimonianze, con tutte le imprecisioni metodologiche che ciò comporta.
Per la ricerca, questo tipo di sapere quotidiano è rimasto a lungo poco interessante: troppo semplice, troppo poco spettacolare. Solo l’approccio etnomicologico degli ultimi anni ha iniziato a prendere sul serio tali tradizioni, non per valutarle, ma per renderle visibili.
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Rischi: perché la prudenza è più di una semplice nota a margine
Dal punto di vista tossicologico, il fungo velenoso non è un argomento da prendere alla leggera. Contiene, tra l’altro, muscimolo e acido ibotenico, la cui concentrazione può variare notevolmente a seconda dell’esemplare, del luogo di raccolta e del grado di maturazione. Le revisioni farmacologiche classificano i meccanismi d’azione e i rischi noti e sottolineano espressamente il pericolo di intossicazioni, in particolare in caso di uso interno improprio.
Questi rischi non sono in contraddizione con l’analisi storico-culturale: fanno parte di una valutazione onesta. Il fatto che una pratica sia esistita per generazioni all’interno di una tradizione popolare è un dato di fatto culturale e storico. Non costituisce un’affermazione sulla sicurezza o sull’efficacia secondo i criteri odierni.
Differenze regionali all’interno della tradizione popolare russa
Importante per avere un quadro preciso: la tradizione popolare russa relativa all’amanita muscaria non costituisce un corpus di conoscenze omogeneo e identico in tutto il Paese. I resoconti etnografici indicano piuttosto un mosaico di peculiarità regionali. Nelle regioni della Russia settentrionale, come la Zaonezhie, le conoscenze quotidiane documentate differiscono sensibilmente da quelle tramandate dalle regioni siberiane, dove l’Amanita muscaria è associata anche a un uso più antico e fortemente influenzato dalla tradizione sciamanica.
Queste due tradizioni – l’uso domestico quotidiano da un lato e la pratica sciamanica dall’altro – vengono volutamente distinte nella ricerca, poiché hanno radici culturali diverse e un diverso valore sociale.

Per la tradizione popolare russa qui descritta in senso stretto – ovvero l’uso domestico e non rituale – è proprio questa distinzione ad essere importante: si tratta di una pratica pragmatica della vita quotidiana, non di una cerimonia spirituale. Questa distinzione viene spesso offuscata nelle rappresentazioni popolari, ma viene operata con coerenza nella letteratura specialistica etnomicologica.
Domande frequenti sulla tradizione popolare russa legata all’Amanita muscaria

L’uso del fungo velenoso nella tradizione popolare russa è scientificamente provato?
Sì, esistono studi sul campo documentati e resoconti etnografici che descrivono questa pratica come un sapere quotidiano realmente esistente. Si tratta di qualcosa di diverso da una prova di efficacia: gli studi sul campo documentano una pratica culturale, non costituiscono una prova medica.
In questa tradizione, il fungo velenoso corrisponde all’uso sciamanico siberiano?
No. Entrambe le tradizioni riguardano lo stesso fungo, ma si differenziano nettamente l’una dall’altra per origine, contesto e collocazione sociale.
Perché ci sono così poche testimonianze documentate sulla tradizione popolare russa?
Poiché veniva tramandata prevalentemente oralmente. Solo l’approccio etnomicologico di recenti studi sul campo ha iniziato a raccogliere sistematicamente queste conoscenze quotidiane.
Questa tradizione è ancora viva oggi, oppure è un fenomeno storico?
Entrambe le cose allo stesso tempo. Le testimonianze documentate provengono prevalentemente da persone anziane che conoscono ancora queste conoscenze grazie alla propria esperienza d’infanzia – una finestra generazionale che attualmente si sta chiudendo. Allo stesso tempo, gli studi sul campo dimostrano che una parte di queste conoscenze continua a circolare, sebbene sempre più attraverso libri e Internet piuttosto che esclusivamente tramite la trasmissione orale. Se ciò si tradurrà in una tradizione viva o in un ricordo sempre più storico è una questione aperta, alla quale la recente ricerca etnomicologica dovrà ancora dare una risposta.
Conclusione: il fungo velenoso è mai davvero scomparso?
Dal punto di vista della cultura popolare occidentale: sì, in larga misura – lì è rimasto un simbolo di avvertimento e un motivo fiabesco. Dal punto di vista della tradizione popolare russa: piuttosto no. È rimasto parte di un sapere quotidiano tramandato oralmente, che per lungo tempo non è stato documentato e che quindi era quasi invisibile nel discorso scientifico e pubblico. È solo grazie all’approccio etnomicologico degli attuali studi sul campo che oggi è possibile comprendere questa continuità – come fenomeno storico-culturale, non come manuale d’uso.
Ciò che ne consegue non è tanto una risposta quanto una correzione della domanda iniziale: il fungo velenoso non è mai “scomparso” – era visibile solo laddove qualcuno lo aveva annotato. È proprio questa lacuna tra la pratica vissuta e la tradizione scritta che la ricerca etnomicologica colma oggi, senza mettere l’una contro l’altra. Per la storia culturale dell’amanita muscaria ciò significa che non può essere ricostruita solo dai libri, ma solo confrontandola con ciò che le persone raccontano effettivamente quando vengono interrogate.
Fonti e ulteriori informazioni
- Prakofjewa, J. et al. (2024) – Studio etnomicologico sul campo sull’uso medicinale dei funghi nell’area post-sovietica
- Rapporti etnografici sul campo, regione di Zaonezhie (2023)
- Raccolta di relazioni di esperti in etnografia, Europa orientale (2019)
- Panoramica storico-culturale sull’uso dell’Amanita muscaria in Siberia e nell’Asia settentrionale
- Panoramica generale
- Rassegna farmacologico-tossicologica sull’Amanita muscaria
Nota: il presente articolo si propone come riflessione storico-culturale ed etnografica, ha esclusivamente scopo informativo generale e non costituisce in alcun modo una consulenza medica, né una raccomandazione d’uso o di consumo. Gli studi citati si riferiscono prevalentemente a ricerche precliniche o a studi sull’uomo condotti in condizioni controllate; non consentono di trarre conclusioni generali su un effetto nei singoli casi. In caso di domande relative alla salute o prima dell’uso di funghi medicinali, è sempre necessario consultare un medico o un altro professionista qualificato.



